Venezia è malata

Le pietre di Venezia si stanno disgregando 
a causa dei fumi delle navi che usano un combustibile 
ricavato dagli scarti della lavorazione del petrolio, il bunker fuel. 
Questo combustibile contiene zolfo e dai fumaioli delle navi 
esce anidride solforosa che a contatto con l'umidità 
diventa acido solforico e, per  reazione chimica, 
trasforma il marmo in gesso disgregandone le vene di calcite 
dilavate poi dalla pioggia . 
Ecco che in pochissimi anni le statue, le colonne, le pàttere 
hanno perso la fisionomia, lucidità  e si presentano ora 
come torsoli di mela morsicati e marcescenti. 
Come si può notare dalle foto, la situazione è grave 
perché il fenomeno si insidia dai piani terreni 
fino all'altezza di 3-4 metri quindi la statica dei palazzi, 
ponti e fondamenta viene messa in pericolo 
perché questi manufatti non possono reggersi sul gesso. 
Venezia corre il più grande pericolo che abbia mai corso 
che la porterà in pochi anni alla totale distruzione. 
Il pericolo non sono le navi, dato che Venezia è stata 
una Repubblica Marinara, ma gli amministratori 
che non hanno saputo o non hanno voluto costruire 
un porto all'altezza dei moderni transatlantici 
che ora, come elefanti in un negozio di cristalli, 
transitano ogni giorno. 
La soluzione che propone il Comitato di Salute Pubblica 
a Venezia è che si costruisca un porto moderno a Marghera 
e che le navi passino per Malamocco e il canale dei 
petroli altrimenti Venezia sarà perduta per sempre.


Andrea Baso

 

 

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