Artisti Veneziani

 

 

  Abbiamo scelto alcuni artisti che hanno colpito il nostro immaginario,sia per  la loro arte che per il loro essere personaggi..

 

 

 

Gino Rossi     

  

                                                                               



Gino Rossi nasce nel 1884 a Venezia, cinque anni prima di Arturo Martini con il quale consoliderà un importante sodalizio artistico durato tutta la vita.

La cultura di Gino Rossi è essenzialmente autodidatta; a differenza di altri artisti veneti non frequenta alcuna Accademia d’Arte, ma è assiduo frequentatore dei più importanti musei italiani e francesi. Forma, quindi, il suo bagaglio artistico in maniera assolutamente istintiva ed autonoma, dal quale per tutta la sua vita di artista rimarrà fortemente legato nel bene e nel male. Dal confronto con le opere dei maggiori pittori moderni nascerà quel conflitto tra qualità insuperabile e bisogno di rinnovamento del linguaggio artistico che sarà il liet motif di tutta la sua produzione.


Avversario delle istituzioni, Gino Rossi si pone contro la Biennale di Venezia e fonda la Scuola di Burano con altri artisti veneti, quali: Semeghini, Martini, Malossi e Fabiano. Risale a quegli anni una serie importante di olii: Ritratto di Signora in nero, l’Uomo del canarino, Il muto e la Fanciulla del Fiore, attualmente in mostra al Museo di Santa Caterina di Treviso.

Saranno ancora le frequentazioni al Salone della Società delle Nazioni nel 1907, alla Biennale di Venezia che gli faranno scoprire Gauguin, Matisse, Vlaminck, Cèzanne e quindi il disegno forte, i contorni fermi, le tavolozze cariche e la vivacità della pennellata. Ancor a Parigi dal 1909 conoscerà Van Gogh e approfondirà la sua conoscenza di Cèzanne e Gauguin. Di quanto Gino Rossi sia debitore di queste scoperte si ha riscontro in alcune opere eseguite tra il 1910 ed il 1912: La casa nell’orto (Roma); Grande descrizione asolana, 1912.

L’Osteria alla Colonna, in centro storico a Treviso, diventerà un luogo di incontri e confronti tra Gino Rossi e vari artisti veneti, quali Arturo Martini, Guido Cacciapuoti, Arturo Malossi, Ascanio Pavan che intorno al 1910 solevano lì riunirsi.

Nel 1915 Gino Rossi si trasferisce sul Montello, in provincia di Treviso.
La guerra del 1915 - 1918 lo trova soldato, poi prigioniero, esausto e smarrito nella sua casa distrutta dalle bombe sul Montello.
La ricerca pittorica di Gino Rossi percorre, come in altri suoi contemporanei, la via del confronto tra la pittura storica, classica e quella dei grandi contemporanei. Occorre recuperare i grandi valori (atmosfera, prospettiva, colore e precisione), ma dipingere così ora non è più possibile, dopo la lezione rinnovatrice di Picasso, Cèzanne e Van Gogh.

Questi problemi tormentano Gino Rossi in maniera sempre più drammatica man mano che cresce la convinzione che non si possono ragionevolmente risolvere. Si maturerà negli anni quel dramma esistenziale che lo porterà sempre più lontano sia dalla produzione che, di conseguenza, dal mondo ufficiale della critica.
Gino Rossi morirà pressoché dimenticato nel 1947, lo stesso anno della morte di Arturo Martini.

 

 

 

 Carlo Dalla Zorza

 

Nato a Venezia nel 1903 frequentò l'Istituto d'Arte ed espose per la prima volta alla mostra annuale "Bevilacqua La Masa" nel 1922. Nel ’24 ottenne un premio internazionale a Buenos Aires e nello stesso anno fu per la prima volta presente con un disegno alla Biennale Veneziana. La grande rassegna internazionale lo vide presente fino al 1954 per dodici volte successive. Carlo Dalla Zorza appartiene alla seconda generazione della "Scuola di Burano" con Vellani Marchi, Seibezzi, Candiani ed altri. Nel 1946 ebbe il prestigioso riconoscimento del Premio Burano di Pittura che fu il primo premio di livello internazionale del dopoguerra.

A Burano lavorò intensamente : "affrontò la pittura di quel paesaggio straordinario formato dagli orti, dalle barene e dai canali tra Burano, Mazzorbo, Torcello, con la sua sensibilità innata di disegnatore. Seppe armonizzare quegli elementi a prima vista discordanti come segno e colore... costruendo una particolare struttura paesistica, colta "sur le motif" in una trama di tocchi, colpeggiati con un ritmo elettrizzante". (Pallucchini).

Negli anni successivi preferì spostare i suoi interessi verso una pittura di memoria raccogliendo immagini suggestive fra i paesaggi collinari di Asolo e Teolo. Nella sua casa veneziana e nel raccoglimento del suo studio mantenne vivo un segreto colloquio religioso che fu stimolo e matrice di una stupenda opera pittorica. Carlo Dalla Zorza morì improvvisamente, assistito dalla moglie, nei primi giorni di gennaio del 1977.

 

 

 

 

Guido Cadorin

 

                                                                                   

 

Guido Cadorin (Venezia,1892 - Venezia, 1976) fu uno dei più noti artisti veneziani del Novecento.

A Venezia è allievo di Laurenti. Espone a Ca' Pesaro nel 1909 e nel 1911 all'Internazionale di Roma. Partecipa alle principali manifestazioni artistiche mondiali (Milano, Galleria Pesaro nel 1923, Amsterdarm e Rotterdam 1924  New York 1925, Bruxelles 1930). Nel 1934 ha una parete alla Biennale di Venezia. Dal 1928 insegna all'Accademia di Venezia e nel 1936 è nominato titolare della cattedra di pittura. Nel 1938 e nel 1942 ha una intera sala alla Biennale.

Nel periodo 1949-1950, accetta di partecipare alla formazione dell'importante collezione Verzocchi sul tema del lavoro, e realizza, insieme ad un autoritratto, Pittori di barche. La collezione Verzocchi è conservata oggi alla Pinacoteca Civica di Forlì.

Innumerevoli le personali all'estero. Accanto all'attività di cavalletto affianca quella di affrescatore e mosaicisti.

 

 

 

Cosimo Privato

 

 

 
 
Cosimo Privato  (Venezia 1899 - 1971)

 
Formatosi all'Accademia di Belle Arti, dove seguì il corso di pittura tenuto da E. Tito, inizia la sua attività espositiva partecipando nel 1920 alla mostra collettiva dell' Opera Bevilacqua La Masa, dove la sua presenza sarà costante fino al 1940. Dal 1922 al 1927 la Fondazione Bevilacqua La Masa gli concede uno studio per poter dipingere. La pittura di Cosimo Privato è volta a rappresentare episodi della vita quotidiana, resi con freschezza e vivacità; questo grazie a una notevole abilità tecnica che si esprime attraverso una pennellata agile, di tocco, dalle cromie chiare, resa soprattutto a rendere i mobili riflessi di luce. Espone a tutte le edizioni della Biennale veneziana dal 1926 al 1938.

 

 

                                                                                                                                                                                            

 

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